Il PIL non fa la felicità

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(scritto da Cristian Marconi, studente in Economia dell’università di Forlì, attualmente svolge tirocinio presso Sbankiamo)

 

Il PIL (Prodotto Interno Lordo) è stato per molto tempo utilizzato come l’indicatore principale per valutare il benessere di un paese. Nel corso del tempo però fu oggetto di numerose critiche in quanto misurava solamente la ricchezza prodotta da tutti i beni e servizi di un Paese. Non tiene conto di aspetti importanti per la qualità della vita di una persona come, ad esempio, l’assistenza sanitaria. Esso misura solamente lo sviluppo economico di un Paese e non il suo sviluppo sociale.

Ecco allora che nel 1990 l’economista indiano Mahbub ul Haq e l’indiano Amartya Sen, premio Nobel per l’economia nel 1993, svilupparono un nuovo indicatore che calcolasse il grado di sviluppo di un Paese considerando altri aspetti fondamentali per la qualità della vita di una persona, oltre alla ricchezza.

Questo indice prende il nome di ISU, indice di sviluppo umano e viene calcolato annualmente da parte di una commissione dell’ONU e pubblicato nel Human Development Report.

L’ISU si calcola attraverso una media di tre dati che vengono calcolati per ogni Paese.

Il primo dato è il PIL pro capite reale. Questo è sempre un indicatore economico, ma a differenza del normale PIL, non misura semplicemente la ricchezza, ma l’effettivo potere d’acquisto di ciascuna persona, cioè l’effettiva quantità di beni e servizi che ciascuno può comprare. Mette quindi in relazione la ricchezza, il reddito di ciascun individuo, con il costo della vita in un determinato Paese.

Il secondo dato è il livello di alfabetizzazione è determinata per lo sviluppo di un Paese e misura la qualità delle scuole e il grado di istruzione della popolazione.

L’ultimo dato è la speranza di vita alla nascita, che misura le condizioni sanitarie e alimentari di una nazione e quindi in generale le condizioni di vita. I dati vanno da un massimo 85 anni a un minimo di 25 anni

L’importanza dell’ISU consiste nel fatto che vengono presi in considerazione non solo fattori economici ma anche fattori sociali per misurare lo sviluppo di un paese. La classifica dell’ ISU mette in evidenza come questo indice si distacchi fortemente dal PIL. Ad esempio Paesi come la Russia e la Cina, che presentano un elevato PIL, occupano rispettivamente la posizione 55 e 101; mentre Paesi apparentemente più “poveri” come la Norvegia, la Nuova Zelanda e l’Irlanda occupano rispettivamente la prima, la sesta e la settima posizione. L’Italia tutto sommato presenta un buon ISU e occupa la venticinquesima posizione.

Di seguito si può consultare la classifica completa.