La Grameen Bank: perché nessun uomo sia più considerato un bonsai

grameen 1

Il Bangladesh è fra i paesi del quarto mondo, quelli senza speranza di sviluppo in quanto non hanno né materie prime né sviluppo industriale. Il 90% della popolazione è analfabeta e il 40% vive in una condizione di povertà estrema.

In questo contesto, che tutto sembra fuorché fertile, nasce una di quelle esperienze virtuose che valgono un premio Nobel per la pace nel 2006: la Grameen Bank.

Nel 1974 Muhammad Yunus, laureato in economia negli Stati Uniti e proveniente da una benestante famiglia bengalese, si trova ad assistere alla terribile carestia che colpisce il suo Paese, lui stesso scriverà: “Mentre la gente moriva di fame per strada, io insegnavo eleganti teorie economiche. Cominciai ad odiarmi per la mia arrogante pretesa di avere una risposta. Noi professori universitari eravamo tutti molto intelligenti ma non sapevamo assolutamente nulla della povertà che ci circondava. Decisi che proprio i poveri sarebbero stati i miei insegnanti. Cominciai a studiarli e a domandargli delle loro vite”. Si rende subito conto che i meccanismi che generano povertà in Bangladesh sono dettati dalla mancanza di capitale che a sua volta genera l’impossibilità di investirlo. Tenta di persuadere le banche locali a concedere prestiti ai poveri, ma riceve solamente rifiuti, conditi dal dubbio, che sfiora la certezza, sulla mancata restituzione della cifra.

Decide così di impegnarsi in prima linea e di rompere il muro dei rifiuti, fondando nel 1976 la Grameen Bank, che significa letteralmente Banca del Villaggio, la prima banca dei poveri.  In collaborazione con l’Università di Chittangong sperimentò con successo un nuovo metodo di concessione del credito nei villaggi limitrofi.

A dispetto di quanto credevano gli economisti la restituzione dei prestiti si attestò sin da subito in un ordine numerico elevatissimo, più del 90% erano i prestiti estinti. Per raggiungere questo risultato è stato necessario apportare delle modifiche concrete al tradizionale modo di concedere credito.  Le fondamenta del microcredito sono infatti costituite dal sistema dei gruppi di reciproco sostegno, costituiti da un numero di persone che varia dai cinque agli otto. Il denaro viene concesso inizialmente a chi ha più bisogno,  non appena il prestito è stato restituito, la somma passa al secondo, e così via a rotazione. Qualora anche un solo membro del gruppo si riveli inaffidabile, viene negato ulteriore credito anche agli altri membri; le garanzie richieste, dunque, non sono patrimoniali ma personali.

Dato interessante è rappresentato dal fatto che il 97% dei prestiti viene concesso alle donne, scelta non scontata in un contesto politico dove a pochissime donne è consentito chiedere credito alle banche commerciali. Generalmente le donne chiedono prestiti per acquistare beni che possano fruttare un immediato guadagno, come cotone o sementi o macchine per filare. Restituita la somma in piccole rate settimanali, è possibile chiedere un nuovo prestito.

La Grameen Bank pone attenzione a tutti quegli aspetti non economici su cui però l’economia ha un’incidenza forte, tanto che fra i sedici valori su cui la Banca fonda la sua attività si leggono prese di posizione contro la maledizione della dote, i matrimoni fra bambini e si scorgono prese di posizione a favore di un  sistema giusto e solidale. La Banca dei poveri ha a cuore i debitori e il loro stile di vita e ha aiutato più di cinquanta milioni di persone a sollevarsi da una condizione di povertà estrema; queste persone ora hanno garantiti tre pasti al giorno per tutta la famiglia, servizi igienici funzionanti nelle loro case, acqua potabile e i loro figli frequentano regolarmente la scuola.

Ultima caratteristica che rende la Grameen Bank unica nel panorama mondiale è che, non solo investe su coloro che agli occhi di tutti non offrirebbero alcuna garanzia, ma li rende proprietari della banca stessa. I clienti della banca sono titolari del 90% del capitale della Banca, mentre solo il restante 10% è di proprietà del Governo bengalese.

Alla Grameen Bank le persone povere sono considerate come bonsai: se infatti il seme di un albero viene piantato in un vaso questo diventa una versione in miniatura dell’albero che potenzialmente è, questo non avviene perché il seme ha qualche problema, ma dipende dal fatto che lo si pianta in un luogo inadatto alla sua crescita, il vaso di fiori. Le persone povere sono tali perché è stato negato loro di crescere in un luogo adatto.  L’obiettivo alto di Yunus è che nessun uomo sulla Terra debba esser più considerato un bonsai, è il sogno di un mondo libero dalla povertà.